Su un modello di G.B. Foggini (Firenze 1652-1725). Tavolo con ornati.1716 Commesso di pietre dure, su base in ebano, bronzo dorato e pietre dure, cm 110 × 196; h. della base cm 92 Firenze, Galleria Palatina, inv. Mobili Artistici, n. 1506
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Dagli splendori di corte al lusso borghese. L’Opificio delle Pietre Dure nell’Italia unita Galleria d’arte moderna, Palazzo Pitti, Firenze. 17 maggio – 11 settembre 2011
La ex-manifattura granducale, che di lì a poco avrebbe mutato il suo nome in Opificio delle Pietre Dure, partecipò, con lavori antichi e moderni in pietre dure, all’Esposizione Nazionale del 1861, che a Firenze celebrò la freschissima unità d’Italia. Celebre in tutta Europa, l’aristocratica manifattura che fino dalla sua fondazione, nel 1588, aveva lavorato al servizio esclusivo della corte, si presentò all’ appuntamento con la magnificenza di sempre, e forse con la convinzione di poterla perpetuare, anche nella nuova condizione di istituto statale, in obbligo di finanziarsi con le vendite al pubblico. Potevano confermarla in quella che si rivelò un’illusione i lusinghieri commenti ricevuti nell’ occasione: “Quanto tempo avrà mai costato questa composizione che vi riproduce in una tavola marmorea tutta intera una primavera?”.
E davvero una primavera in perenne fioritura è quella che germoglia radiosa nei mosaici dell’Opificio allora e negli anni a seguire, facendo rivivere il naturalismo che aveva brillato nei mosaici del periodo mediceo, ma al tempo stesso assecondando la passione floreale, all’epoca dominante nelle arti decorative di tutta Europa.
Questa finale e seducente attività dell’Opificio per la prima volta è oggetto di una mostra, curata - come il catalogo edito da Sillabe - da Annamaria Giusti, e aperta alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti dal 17 maggio all’11 settembre. Dopo una sezione introduttiva, che riunisce un florilegio di creazioni medicee e lorenesi, di premessa allo stile dei lavori ottocenteschi, la mostra presenta la produzione del periodo post-unitario, che continuò a distinguersi per preziosità di materiali e magistero tecnico, patrimonio irrinunciabile dell’ antico “commesso” fiorentino. Pannelli parietali, tavoli, cofanetti, sculture in pietre dure e oggetti di arredo affascinano per lo splendore pittorico delle pietre rare, come per le ricercate invenzioni decorative.
La mostra è stata promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Soprintendenza Speciale per i Beni Artistici e Storici ed Etnoantropologici e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria d’arte moderna, Firenze Musei e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
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