Sabato 8 maggio, con l’apertura straordinaria e la visita gratuita della Porta Asinaria, si conclude la prima edizione di "cosa FAI oggi", un lungo e avvincente viaggio che da ottobre 2009 ad oggi ha accompagnato numerosissimi romani e turisti tra i luoghi più affascinanti e poco conosciuti di Roma. cosa FAI oggi è un progetto promosso dalla Delegazione di Roma del FAI-Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione - Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma.
Dopo le aperture straordinarie del Tempio delle Botteghe Oscure o “delle Ninfe”, della Sala degli Stucchi del Teatro di Marcello, dei Segreti del Teatro Argentina, della Casina del Cardinal Bessarione, cosa FAI oggi apre ai visitatori un altro gioiello, Porta Asinaria, situata nel centro della Città eterna, presso la Basilica di San Giovanni in Laterano. Un itinerario reso ancor più suggestivo da una illuminazione di grande effetto che guiderà il pubblico nel percorso attraverso gli anditi più segreti di una delle porte più antiche di Roma.
Questo ultimo appuntamento è l’occasione per la Delegazione di Roma del FAI-Fondo Ambiente Italiano per tracciare un primo bilancio dell’iniziativa, che ha riscosso un grande successo di pubblico. Più di cinquemila persone hanno partecipato fino ad oggi a questa manifestazione, accolte e accompagnate dalle esperte guide volontarie del FAI. Un grande ringraziamento alle Istituzioni cittadine e a Zétema, con le quali il FAI ha avviato una positiva collaborazione che si augura di proseguire il prossimo anno con nuove interessanti proposte. Un particolare ringraziamento al Caffè Trombetta, sponsor della manifestazione, azienda legata al territorio che in questa occasione ha voluto generosamente sostenere il FAI in un’iniziativa legata alla “romanità”.
Porta Asinaria: cenni storici
Nella prima cinta muraria di Roma realizzata dall’imperatore Aureliano nel 272 d.C. in corrispondenza della via Asinaria venne costruita una posterula cioè una piccola porta ad un fornice tra due torri quadrate merlate a due piani, distanti tra loro circa 30 metri. Agli inizi del V secolo (395-402) la porta fu in gran parte ricostruita da Onorio, che inoltre la dotò di due torri semicircolari addossate alle precedenti, di una controporta e di un cortile di guardia.
Sempre in età onoriana l’altezza della costruzione fu raddoppiata, passando da due a quattro piani nelle torri e a tre nel cortile interno. Sopra il fornice della porta, nella cortina di mattoni compresa tra le torri, si aprivano due ordini di finestre ad arco: cinque in corrispondenza del primo piano, sei in corrispondenza del secondo.
La porta è ricordata durante la guerra greco-gotica (535-553): da qui entrò prima il generale bizantino Belisario nel 536, poi il re goto Totila nel 546.
Attraverso Porta Asinaria entrò a Roma nel 1404 Ladislao, re di Napoli, che si stabilì nel vicino Palazzo Lateranense. In questo periodo la porta aveva già assunto la denominazione di Lateranense o di s. Giovanni in Laterano. Fin dal 1122, poi, fuori della porta correva la Marrana Mariana (o di S. Giovanni), condotta ad Portam Lateranensis da papa Callisto II, per l’uso del Palazzo Lateranense.
La definitiva chiusura della porta, preceduta dall’asportazione dei blocchi di travertino del fornice e perfino della soglia, avvenne durante il pontificato di Pio IV nell’anno 1574.
Circa dieci anni dopo Gregorio XIII incaricò Giacomo della Porta di costruire l’attuale porta S. Giovanni a pochi metri da quella vecchia, al posto di una delle torri di Aureliano. Con la chiusura della porta nel corso degli anni l’area s’interrò per almeno 9 metri.
(07-05-2010)
|